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Stadi e diritti Tv: no al Decreto Crescita nella prossima riforma per il Calcio

Abodi
Il Ministro Abodi è pronto a varare una nuova riforma per il movimento calcistico italiano, ma del Decreto Crescita non c'è neanche l'ombra
Stefania Palminteri Redattore 

Una nuova riforma per il movimento calcistico italiano. La risoluzione preparata dalla settima Commissione del Senato - quella per la cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport - in un testo redatto lungo diciotto punti, tutti da vagliare ed eventualmente approvare, prevede l'introduzione di misure nette per garantire il sostegno del Governo in favore dello stesso settore.

Tra i punti salienti c'è l'assegnazione di impianti pubblici a privati che presentino la forza economica e tutte le garanzie del caso per ammodernarli. Non solo: con la riforma della legge Melandri, cambierebbero anche i criteri di assegnazione dei diritti televisivi che, comunque, hanno data di scadenza fissata al 2029. I nuovi criteri riguardano la divisione degli introiti, in modo da premiare club con bilanci virtuosi e settori giovanili in espansione.

Un modello virtuoso, differente rispetto a quello tracciato dalla ripartizione degli stessi diritti televisivi attuata in Premier League ormai da diversi anni. Il testo prevede inoltre una variazione sulla giustizia sportiva, in modo tale da rendere le procure indipendenti dalle varie Federazioni. C'è spazio anche per la classe arbitrale: gli arbitri, con l'approvazione del disegno della riforma, diventerebbero professionisti a tutti gli effetti.

Confermata l'abolizione del divieto di pubblicità per le società di betting imposte con il Decreto Dignità - ricorderete il caso della Lazio, costretta a chiudere l'accordo siglato nel 2018 con Marathonbet per l'introduzione dello stesso disegno di legge-, non c'è invece traccia nei diciotto punti sopracitati per il Decreto Crescita che tanto era stato apprezzato da tutte le società italiane. Lo stesso Decreto Crescita che Lotito sfruttò per fare pressione alla Roma nell'estate 2021, quando i biancocelesti inseguivano Pedro.

Fu questo uno degli snodi cruciali per il passaggio del canario sull'altra sponda del Tevere: a pesare sulla decisione dei giallorossi furono gli sgravi fiscali e i benefici derivanti dallo stesso decreto basati sulla permanenza di almeno due anni di calciatori stranieri in Italia. Lotito chiuse a zero il colpo Pedro, un capolavoro dovuto anche a un aiuto indiretto. Della riforma ha parlato anche il presidente della FIGC Gabriele Gravina: queste le sue parole<<<

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