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Lazio, Lotito: “Inzaghi, Bielsa, Sarri e Tudor: vi racconto tutto. E Baroni…”

Lotito
Le dichiarazioni di Claudio Lotito ai microfoni di Dazn, in una lunga intervista concessa all'interno del Centro Sportivo di Formello
Stefania Palminteri Redattore 

Una lunga, lunghissima intervista concessa dal presidente Claudio Lotito ai microfoni di Dazn. Il patron della Lazio ha spalancato le porte del mondo biancoceleste del centro sportivo di Formello: tantissimi i temi toccati, da Inzaghi a Bielsa, passando per Tudor e Sarri.

Queste le sue parole: "Io mi sveglio alle 6, mi sveglio tre ore. Faccio almeno duemila chiamate al giorno e alle 9 già sono in Senato. Non ho tempo libero, mai. Fin quando mi regge il fisico lo faccio volentieri, pretendo che la squadra abbia lo stesso spirito. Che sia a Formello o in Senato, quando trovo qualche luce accesa la spengo: la faceva anche Berlusconi questa cosa. Giocare a carte mi rilassa, che sia scopa o briscola.

Nel mondo del calcio, parecchi sono bravi a giocare a carte. Con Inzaghi giocavo spesso, è molto fortunato. Nella vita aiuta molto esserlo. Bielsa? Ci ho provato, ma non si rifaceva al mio modo di vedere le cose. Bisogna essere stabili. Dimissioni di Sarri? Con lui ho un buon rapporto, lui ha le sue idee. Tra noi si era creata un'alchimia basata sul rispetto della persona. Lui in un'intervista disse: "Lotito è una delle persone più intelligenti che ho incontrato nella mia vita". Dopo la sconfitta contro l'Udinese mi disse che la squadra non aveva più l'orgoglio per combattere, allora decisi di mandarli in ritiro a Formello. Qualcuno si è lamentato, proprio perché non c'era più un'anima. Da qui nacque il problema principale: molti giocatori mi fecero capire che la persona non era più gradita. 

Poi, arrivò TudorLui ha assunto una posizione di comando, portando dei cambiamenti sostanziali. Alla fine del campionato però, mi disse che bisognava cambiare una serie di giocatori. A quel punto ho deciso che bisognava farli quei cambiamenti, sradicare che era convinto che era il padrone della società. Qui il proprietario è uno solo. Alla fine abbiamo scelto Baroni, uno che parla la nostra stessa lingua. 

A volte pensano che io dormo, ma il mio è un'atteggiamento voluto. In questo modo mi concentro, elimino la tensione. Talvolta, anche ascoltare le stesse cose non aiuta. Adesso ho tre telefoni, prima ne avevo anche cinque. I miei telefoni sono analogici, non sono tecnologico per niente. Non ho nessun numero registrato, mi ricordo i numeri a memoria. Oggi si è persa la capacità di relazionarsi tra le persone. 

Il presidente di una squadra di calcio preserva l'amore dei tifosi, ha una responsabilità diversa. Non si tratta solo di profitti ed economia, ma di portare il sorriso nelle case della gente. Con Olympia abbiamo fatto proprio così: vedo la felicità dei bambini. Tanta gente si identifica nella Lazio, lo dico sempre alla squadra. Dovete dare il 300% per la gente che soffre per questa squadra, che vivono per lei".

Ma essere il Presidente, può anche salvare le vite di altre persone: "Sono rimasto basito per la storia di Mario. Insieme a mia moglie abbiamo letto sui giornali la situazione, gli stavano staccando il gas con un figlio dentro casa. Ho detto a mia moglie di chiamare il Messaggero, al centralino. A quel punto siamo stati messi in contatto con Mario, gli abbiamo anche fatto un bonifico in anticipo sullo stipendio per pagare le bollette. Noi ci immedesimiamo nel dolore delle persone. Io sono stato fortunato, ho avuto la Lazio per dimostrare le mie capacità. E' giusto che io ridia al territorio quello che ho fatto". 

E ancora: "L'esonero di De Rossi? Io l'ho conosciuto come giocatore, sia lui che Totti. Lo dico onestamente: mi hanno sempre salutato in maniera educata, con rispetto. Lui era uno legato alla storia della Roma, che viveva il rapporto - penso io - con un'identità d'osmosi continua con il club. Non so quali siano i rapporti interni, so solo che era molto legato".

Infine, un commento sugli ultimi addii: "Immobile? Ciro l'ho preso in una situazione delicata. L'ho trattato come fosse un figlio, lui ha dimostrato di avere le grandi qualità che servivano. Ha deciso di andare via e l'ho accontentato. Su Luis Alberto dico che è una persona molto particolare, sempre altalenante. Ha fatto delle uscite particolari, anche quando è andato via. Non riesce a vivere in una situazione dove ci sono interessi comuni. Tutto il contrario è stato Klose. Siamo andati a mangiare al ristorante per il suo compleanno, e gli ho fatto trovare la torta: a una certa ora, mi disse: "Presidente, posso andare a riposare? Domani mattina ho gli allenamenti". La differenza è proprio questa".